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Ogni cosa sembra difficile prima di diventare facile

7 marzo 2022

Servizi pubblici digitali, come cambiano le abitudini e le aspettative degli italiani

Il 79 per cento degli italiani utilizza regolarmente o saltuariamente canali digitali per accedere ai servizi pubblici, secondo una rilevazione realizzata a febbraio dall’Istituto Piepoli su un campione rappresentativo dell’intera popolazione, tramite 502 interviste equamente distribuite per aree geografiche e per caratteristiche demografiche degli intervistati (sesso, età, titolo di studio).

L’indagine offre uno scorcio sulla partecipazione dei cittadini alla transizione digitale dei servizi pubblici, permette di interpretare le loro aspettative ma anche di misurare gli ostacoli e le difficoltà che ancora limitano l’accesso ai servizi digitali per una fetta rilevante della popolazione.

In particolare, il 69 per cento degli intervistati dichiara di accedere ai servizi pubblici attraverso canali digitali (online o tramite app), di cui oltre la metà (il 36 per cento del totale) esprime una netta preferenza per questi canali quando disponibili. A questi si aggiunge un 10 per cento del campione che ha usato almeno una volta i canali digitali, ma quando possibile ancora preferisce ricorrere a canali “tradizionali”, come gli sportelli degli enti locali.

I fattori trainanti per l’accesso ai servizi pubblici tramite canali digitali sono:

il pagamento di tributi (60 per cento);
l’accesso a documenti e certificati (53 per cento) o a bonus statali (28 per cento);
la richiesta di prestazioni legate al welfare (22 per cento).

Resta però una parte importante della popolazione ancora ai margini della trasformazione digitale, con il 21 per cento degli intervistati che non ha mai utilizzato servizi pubblici online o tramite app.

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Launch Pad

I dati da cui partire, sempre

+0,4%

 

Secondo un “occasional paper” firmato da due economisti della Banca d’Italia, ogni punto percentuale di incremento dei pagamenti elettronici o digitali corrisponde a un aumento del gettito IVA del +0,4%. Sebbene il dato possa variare a seconda del tipo di consumi, secondo gli autori “l’indagine suggerisce che l’uso di pagamenti elettronici dovrebbe essere fortemente incoraggiato nei settori più colpiti dall’evasione”.

Guest Post

Ospiti, opinioni, best practice

 

Effetto Bruxelles, l’Europa diventa hub globale per le policy sul digitale

Conversazione con Anu Bradford, Columbia Law School


Photo by Klaudio Metolli on Unsplash

Quando parliamo di “Effetto Bruxelles” facciamo riferimento alla capacità dell’Unione Europea di regolare unilateralmente i mercati globali.

L’Unione Europea è uno dei più grandi e influenti mercati di consumo al mondo, e le multinazionali accettano di seguire le normative europee per operare all’interno dei suoi confini. Ma le multinazionali tendono a preferire l’uniformità, finendo spesso a estendere volontariamente le regole UE a tutte le proprie attività nel mondo, evitando così il costo di doversi adeguare a una moltitudine di sistemi regolatori diversi.

L’Effetto Bruxelles ha influito su tante attività regolatorie, tra cui quella del mercato digitale: le normative UE determinano spesso -per esempio- in che modo le Big Tech raccolgono, gestiscono, conservano e monetizzano i dati personali. Facebook, Google e Microsoft hanno così scelto di adottare una unica privacy policy globale – che rispecchia molto da vicino il Regolamento generale per la protezione dei dati (GDPR) europeo.

Allo stesso modo, il Codice di condotta UE contro l’illecito incitamento all’odio online influenza il tipo di linguaggio che le aziende del web permettono sulle rispettive piattaforme: invece di far riferimento al Primo Emendamento statunitense in materia di libertà di espressione, aziende come Facebook, Twitter o YouTube si ispirano alla definizione UE di “linguaggio dell’odio” per decidere quale contenuto rimuovere dalle proprie piattaforme.

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PagoPA Universe

Notizie dal nostro mondo

 

PagoPA S.p.A. innesta nel settore pubblico una visione precisa e ambiziosa: sviluppare una nuova generazione di servizi pubblici digitali, pensati e progettati per migliorare la vita delle persone.

Non è una sfida semplice, ma ogni cosa sembra difficile prima di diventare facile: una visione raccontata anche per immagini grazie al nuovo video di presentazione della Società.

 

Pick the News

Spunti di attualità

 

Il 20 gennaio il Parlamento UE ha approvato il Digital Services Act (DSA), un testo che regola ulteriormente le attività delle Big Tech, che dovranno esercitare maggiore controllo sui contenuti veicolati e garantire più trasparenza e libertà agli utenti sugli algoritmi e sull’utilizzo dei dati. “È ora di mettere un po’ d’ordine nel Far West digitale”, ha esultato su Twitter il Commissario Europeo Thierry Breton a seguito dell’approvazione.

Mentre il DSA è atteso al vaglio degli Stati membri tramite il Consiglio Europeo, la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha detto che “nelle prossime settimane e mesi aggiungeremo altri capitoli per regolare la nostra economia digitale”. Il 27 febbraio la commissione ha presentato il Data Act, con cui intende regolare quali soggetti possono accedere e utilizzare determinati dati (prodotti da cittadini, imprese e enti pubblici), per quali scopi, in tutti i settori economici dell’UE.