
21 luglio 2023
Una società guidata dai dati
Il data driven decision making in PagoPA: l’utilizzo dei dati per fare scelte razionali, un modello virtuoso a disposizione del Paese
Le migliori decisioni vengono prese quando sono consapevoli, ovvero nascono da una corretta comprensione dei problemi, hanno obiettivi chiari e producono effetti misurabili.
Uno dei tratti distintivi della cultura aziendale in PagoPA è la centralità dei dati. Basare le scelte, l’organizzazione del lavoro, l’evoluzione dei progetti su un uso consapevole e attento dei dati è qualcosa che la società ha scelto di fare sin dalla sua nascita e un aspetto su cui oggi sta investendo in modo deciso, con l’intenzione di diventare un esempio virtuoso per il settore pubblico e quello privato di data-driven decision making.
In PagoPA l’analisi dei dati ha ricadute a beneficio dell’azienda, per valutare l’efficacia e l’impatto degli investimenti e delle scelte sui singoli progetti. Ma, in ottica di servizio pubblico, questo processo è rivolto anche e soprattutto:
- ai cittadini, che possono contare su servizi sempre più tarati sulle loro effettive esigenze, pur nel fondamentale rispetto della privacy;
- agli enti pubblici, a cui le informazioni sull’uso delle piattaforme permettono di fare valutazioni e capire le potenzialità di nuovi investimenti in servizi digitali.
Prima ancora che un modello di lavoro, il data-driven decision making è un aspetto culturale. Per questo motivo, uno dei compiti che ci siamo prefissati in PagoPA è quello di permeare il più possibile la Pubblica Amministrazione verso una logica di razionalizzazione delle scelte che metta al centro l’utilizzo dei dati.
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Launch Pad
I dati da cui partire, sempre
96%
La percentuale dei 27 Paesi dell’Unione Europea che si stanno preparando a rilasciare dataset pubblici, come previsto dalla direttiva Open Data dell’UE (2019/1024), secondo l’ultimo Open Data Maturity Report. Entro la metà del 2024 tutti i Paesi UE dovranno pubblicare dataset in sei categorie prioritarie: geospaziali, statistici, di monitoraggio terrestre e ambientale, meteorologici, economici e sulla mobilità. Secondo il report, l’85% dei Paesi UE si sta preparando a monitorare e misurare il riutilizzo e l’impatto di questi dataset, mentre il 64% sta lavorando a sistemi di interoperabilità, che permettano anche l’utilizzo di dataset da altri Paesi.

Guest Post
Ospiti, opinioni, best practice
Un uso consapevole dei dati
Conversazione con Donata Columbro, giornalista, autrice di “Ti spiego il dato” (Quinto Quarto edizioni, 2021) e “Dentro l’algoritmo” (effequ, 2022)

Credo che l’utilizzo dei dati da parte della Pubblica Amministrazione possa migliorare la vita delle persone, purché sia un uso più consapevole e purché si comunichi in modo trasparente quali dati si utilizzano e quali decisioni vengono prese di conseguenza.
Quando parlo di un uso più consapevole, intendo la comprensione degli enti pubblici di quanto il dato possa essere utile per fare scelte più razionali. Le Pubbliche Amministrazioni devono essere in grado di valutare quali dati raccogliere, quali sono già disponibili e quali mancano, e ragionare sull'eventuale necessità di disaggregare i dati: fare delle analisi su numeri che rappresentano tutta la popolazione comporta il rischio di trascurare delle “sacche” che possono subire una marginalizzazione. Per questo in alcuni casi può essere necessaria una disaggregazione per caratteristiche come il sesso, l’età, il reddito, che permetta un’analisi della popolazione in tutta la sua varietà e complessità.
Il passaggio ulteriore che ad oggi manca è il rendere consapevoli i cittadini di come i dati vengono utilizzati per prendere una decisione. Durante la pandemia abbiamo avuto tutti un’esperienza della centralità dei dati nel processo decisionale: anche se spesso venivano comunicati male, ogni scelta era supportata da una valutazione dei dati, eravamo immersi nei dati. Oggi non c’è quella stessa trasparenza per le decisioni che vengono prese quotidianamente, come i trasporti e la viabilità, o gli orari di apertura e di chiusura delle scuole o degli asili nidi. Sono scelte prese sulla base di dati che misurano le effettive necessità degli utenti, o dipendono da altre valutazioni, ad esempio il personale disponibile?
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Spunti di attualità
Il mondo dell’analisi statistica in Italia sta iniziando a basare le proprie rilevazioni anche sull’utilizzo di big data, secondo quanto raccontato a maggio dall’Istat in un webinar dedicato ai big data e alle “trusted smart statistics” - statistiche di dati verificati (trusted) provenienti dal mondo digitale (smart).
“Poiché siamo immersi in un mondo che produce continuamente dati, abbiamo la necessità di costruire insieme un percorso in cui questi dati possano essere inclusi nel processo produttivo della statistica ufficiale”, ha detto Monica Pratesi, Direttrice Dipartimento per la produzione statistica di Istat. “Oggi siamo pronti a un utilizzo maturo e strutturato di questi dati”, ha continuato, ricordando come le esperienze di shock internazionali come la pandemia e la guerra mostrano la necessità di lavorare sempre più con “dati nuovi, tempestivi, disaggregati” per capire e affrontare la complessità.
